La guerra che verrà. La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente. Bertolt Brecht  


Benvenuti nel sito di O.P.A.L.

 

Presentiamo il III° Annuario



Giovedì 8 Aprile 2010 alle ore 11:00
, si è tenuta la Conferenza Stampa per la presentazione del Con
vegno e del III° Annuario O.P.A.L. presso la sede legale dell’Associazione in viale Venezia,112 – Brescia (Comboni) dal titolo

DIFENDIAMOCI DALLE ARMI
Finanza, immaginario collettivo


clicca sull'immagine per scaricare la locandina con il programma

 

Ancora armi? No grazie!

XXXV Edizione del Festival della Pace. Interviene il prof. Carlo Tombola qui le immagini.

 

Rassegna Cinematografica Febbraio 2010

All’interno delle attività programmate per il 2010, OPAL ha proposto una Rassegna Cinematografica per sensibilizzare l’opinione pubblica bresciana su l’attualità di un problema poco dibattuto: armi leggere e conflitti nel mondo.

Dopo i voli dall' Europa all' Africa per il trasporto di armi all’andata e del pesce persico ed uva al ritorno (L'incubo di Darwin), alla vita di piccoli eroi a Kabul che con tutto il loro eroismo e desiderio di uscire dalla guerra con dignità, istruzione e lavoro (Storie di armi e piccoli eroi), abbiamo poi visto le drammaticità di una guerra assurda con occupazione come quella nel Caucaso (Alexandra). Nell' ultima serata, è stato proiettato il film Lord of War con Nicolas Cage, che tratta il tema del commercio delle armi.
Alla conclusione si è tenuto un dibattito con la presenza del Prof. Carlo Tombola (coordinatore scientifico di Opal), oltre ad un momento finale di fraternità.

Gli incontri si sono tenuti presso l' oratorio di Santa Maria in Silva in Via Sardegna 24 a Brescia.

Carlo Tombola illustra il peso delle armi leggere. Un' intervista degli Amici di Beppe Grillo che mette in luce alcuni aspetti del mercato delle armi, in particolare quello delle armi leggere. L' 'ntervista completa qui.

Brescia 8-11 novembre 2009

Comunicato di OPAL Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa.
A poche ore di distanza, Brescia è coinvolta in due importanti avvenimenti: la visita di Benedetto XVI e il passaggio della Marcia mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Brescia è la capitale italiana delle armi da fuoco. Nel distretto industriale che fa capo a Gardone Valtrompia annualmente si fabbricano tra ottocentomila e un milione di armi leggere. La sola Beretta produce mille-millecinquecento pistole al giorno. Da qui, dalle mani di più o meno millecinquecento addetti, esce il meglio della produzione mondiale di armi da fuoco di alta qualità, armi che vincono le Olimpiadi ma che sono anche nelle fondine dei soldati e delle forze dell’ordine di molti paesi del mondo. Qui si progettano le armi leggere del futuro.

In occasione di questi due importanti eventi, le associazioni della società civile bresciana che da tempo sono impegnate nella promozione della pace e nell’educazione alla nonviolenza avanzano alcune proposte proprio sui temi della produzione e del commercio delle armi e della cultura ed educazione alla pace e alla nonviolenza.

Chiediamo alle autorità pubbliche, ai rappresentati eletti, ai sindacati dei lavoratori e alle associazioni dei produttori, che si impegnino:
• a rendere trasparente la produzione bresciana di armi da guerra, il suo valore, il numero dei pezzi prodotti, i paesi o territori destinatari, le commesse in corso: un impegno che vada al di là degli obblighi di legge e che permetta almeno di conoscere i trasferimenti legali e autorizzati di armi bresciane;
• a escludere esplicitamente dalla clientela dei produttori bresciani di armi – ad uso militare, civile, sportivo e per la difesa personale – quei Paesi in cui si registrano reiterate violazioni dei diritti umani e dei diritti civili, in stato di conflitto interno ed esterno, che sono segnalati dalle autorità internazionali per traffici o triangolazioni di armi, e dove queste vengono impiegate sia dagli eserciti regolari che da gruppi armati di “minori soldato”;
• a mettere in programma una progressiva riduzione della produzione locale di armi ad uso militare che – da quanto risulta dalle dichiarazioni pubbliche dei rappresentanti dei maggiori produttori armieri – rappresentano una quota assolutamente marginale della produzione bresciana;
• a ritirare dal mercato, non partecipare e non rilasciare autorizzazioni per la produzione di videogiochi in cui siano menzionati o utilizzati modelli di armi di produzione bresciana, soprattutto se tali videogiochi non riportano esplicite limitazioni per i minorenni;
• ad escludere dalla pubblicità di qualsiasi sistema d’arma la presenza di bambini e minori, e impegnarsi a definire una policy pubblica che espliciti rigorosi criteri etici in merito alla pubblicità di queste armi;
• ad attuare concrete misure di pressione pubblica sugli enti competenti per la limitazione ai soli maggiorenni dell’accesso ai poligoni di tiro e alle esposizioni di armi come EXA, una importante fiera per le armi leggere che si tiene annualmente a Brescia alla quale hanno libero accesso anche bambini e minori.

Ai mezzi di comunicazione e al mondo dell’università e della ricerca chiediamo non solo di sostenere queste richieste ma anche di contribuire a far crescere qui a Brescia una vera “cultura della trasparenza” in merito alla produzione e commercializzazione delle armi e alle modalità culturali della loro pubblicizzazione presso la cittadinanza.

Alle autorità civili, politiche, militari, religiose, scolastiche tutte chiediamo che Brescia e la sua provincia non diventino il banco di prova dell’ingresso delle Forze Armate nell’attività educativa delle scuole pubbliche. Deprechiamo il tentativo di entrare nelle scuole superiori lombarde attraverso il Training Day. Chiediamo al riguardo alle suddetti realtà competenti una rinnovata riflessione affinché si impedisca ai nostri figli di essere addestrati militarmente attraverso il “gioco” o le “attività sportive”, e che la partecipazione ad attività di indirizzo militare sia riservata ai soli maggiorenni in sedi specifiche al di fuori del contesto scolastico ed educativo.

Alla cittadinanza tutta chiediamo un serio ripensamento delle modalità con cui la “cultura delle armi” è rappresentata nella nostra società e sulla sua influenza sui rapporti interpersonali oltre che sulle giovani generazioni del nostro territorio. Ricordiamo infine, a sottolineare l’importanza della visita di Benedetto XVI, la grande tradizione sociale della Brescia cattolica che ha visto in Paolo VI il papa che ha creato la commissione giustizia e pace e avviato le giornate mondiali della pace come contributo specifico a un mondo senza guerre e violenze. All’interno di questa lunga tradizione anche Benedetto XVI si è inserito con decisione chiedendo in più occasioni la diminuzione di produzione e commercio di armi, la riduzione di spese militari a favore della cooperazione internazionale e il coraggio di un disarmo integrale. Ai giovani lombardi diceva in una udienza: “Cari giovani, siate ovunque testimoni di non violenza – questo è importante proprio oggi – testimoni di non violenza e di pace e con questo generoso impegno contribuirete a costruire un futuro migliore per tutti”.
(07 Novembre 2009)

 

Eurofighter in piazza Duomo a Milano


Il caccia Eurofighter Typhoon in piazza Duomo a Milano - Foto: ©La Repubblica

Siamo un popolo pluralista ed eclettico. Oggi arriva in Italia a Trieste la 'Marcia mondiale della pace e della nonviolenza' e ieri hanno messo in bella esposizione in piazza Duomo a Milano... un Eurofighter Typhoon. Pare che il cacciabombardiere sia in piazza Duomo per le celebrazioni dedicate alle Forze armate e che ci resti fino all'8 novembre: appena in tempo per l'arrivo della 'Marcia mondiale della pace' che sarà proprio in piazza Duomo a Milano il 10 novembre. La stessa piazza dove due domeniche fa cinquantamila fedeli erano accorsi per l'elevazione agli altari di don Gnocchi il “papà dei mutilatini” (della guerra). Una città e una piazza - sindaco Moratti e arcivescovo Tettamanzi in testa - assolutamente rispettosi dei diritti di tutti dunque, perfettamente bypartisan, of course!
Leggi il seguito dell'articolo di Giorgio Beretta....

 

Small arms: Italia seconda nell'export di armi leggere, ma poco trasparente

leggi l'articolo di Giorgio Beretta

L’Italia continua ad esportare armi leggere in assoluta mancanza di trasparenza


Dopo l’uscita del rapporto annuale di Small Arms Survey la Rete Italiana per il Disarmo chiede maggiore rigore nelle destinazioni di armi italiane. Leggi l'articolo su Rete Italiana per il Disarmo.




L’uscita del Rapporto 2009 di Small Arms Survey, uno stimato e serio centro di ricerca indipendente con sede a Ginevra, conferma il ruolo dell’Italia come secondo produttore mondiale di armi leggere con 434 milioni di dollari di esportazioni (dati 2006), preceduta soltanto dagli Stati Uniti.

Gran parte di questo exploit si deve, come OPAL indica da tempo, al distretto armiero bresciano guidato dalla Beretta di Gardone V.T., la cui eccellenza produttiva è internazionalmente conosciuta.

Proprio il successo produttivo e commerciale delle aziende bresciane ci induce a qualche considerazione generale. E’ ormai venuto il momento, per aziende e autorità italiane, di cancellare le macchie che “sporcano” l’immagine delle armi leggere italiane, e che le vedono ancora coinvolte in commerci illegali o in affari formalmente leciti ma severamente condannati dall’opinione pubblica internazionale. Basta qui ricordare, al proposito, il fiume di “armi da caccia e sportive” italiane che invase l’Albania durante la guerra del Kosovo, o la “Beretta connection” grazie a cui vennero riesportate in Iraq le pistole Beretta dismesse dalla polizia italiana senza alcuna specificazione del final user e infrangendo le stesse disposizioni di legge nazionali.

Insistiamo in particolare sulla mille volte constatata inattendibilità delle documentazioni di accompagnamento delle esportazioni di armi non militari (bolle di accompagnamento, bills of lading, bonifici internazionali ecc.), che non sono soggette ad autorizzazione ex legge 185/90, e sul ruolo degli intermediari (mediatori, broker, istituti finanziari e assicurativi, trasportatoriecc.) che operano senza controllo alcuno dalle loro basi nei “paradisi fiscali”.

Il dato delle scarse licenses refused italiane, citato da Small Arms Survey, è la prova che il “sistema armiero Italia” persegue tuttora la non trasparenza delle proprie transazioni, considerata anzi come un fattore commerciale decisivo per vincere la concorrenza internazionale. Tuttavia, armare le polizie e gli eserciti di paesi dove la democrazia è calpestata insieme ai più elementari diritti umani, e non impedire che le pistole e i fucili Beretta vadano nelle mani delle bande armate dei “signori della guerra”, al pari dei famigerati kalashnikov russi e dei machete di fabbricazione cinese, non contribuisce certo a migliorare l’immagine del made in Italy né è servito a preservare il settore dalle crisi cicliche che tanto lo preoccupano.
Carlo Tombola - Coordinatore scientifico Opal


131 Cacciabombardieri? NO!

F35? NO!
clicca sul banner per entrare nel sito ufficiale delle Rete Italiana per il Disarmo

E' partita da pochi giorni la
campagna di pressione lanciata da Sbilanciamoci! e da Rete Italiana per il Disarmo affinché il Governo italiano rinunci all'acquisto dei cacciabombardieri JSF-F35 e usi in maniera migliore per la popolazione gli oltre 15 miliardi di spesa previsti.

In questi giorni il Governo italiano dopo aver chiesto ed ottenuto un parere al Parlamento in poco tempo e senza praticamente dibattito sta procedendo alla continuazione della produzione di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighters che impegneranno il nostro paese fino al 2026.

Tutti questi soldi potrebbero essere utilizzati per obiettivi migliori e più utili alla società: ad esempio si possono contemporaneamente costruire 3000 nuovi asili nido, instsallare 8 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese...

Anche tu puoi far sentire la tua voce!! Come? Sottoscrivendo l'appello online che trovi alla pagina www.disarmo.org/nof35

Puoi anche approfondire l'argomento e diffondere le notizie collegate scaricando il materiale informativo messo a disposizione sul sito www.sbilanciamoci.org e sul sito www.disarmo.org!
Aspttiamo la tua voce per dire no a questa spesa militare folle ed insensata.

131 cacciabombardieri? NO! Meglio 3.000 nuovi asili, 1.000 scuole più sicure, 10 milioni di pannelli solari, la ristrutturazione del centro storico de l'Aquila.

Sostieni la mobilitazione alla pagina www.disarmo.org/nof35

 

"Gnàri armati?"

"Vogliamo portare alla riflessione delle forze politiche e dei cittadini bresciani, in particolare di genitori e studenti delle scuole superiori della città, due notizie provenienti da due diverse fonti e da due diverse situazioni.

Una risale al novembre del 2006, quando le forze di sicurezza irachene bloccarono un convoglio di sei asini pesantemente caricati nei pressi del confine tra Iraq e Iran. Sulle loro some 53 mine anti-carro, per la maggior parte mine Valsella VS 2.2 vendute all'Iran tra 1982 e 1991. E' molto probabile che le mine, perfettamente funzionanti, fossero destinate alle milizie sciite irachene, e che decine di altre siano ancora oggi in circolazione in quell’area, mettendo a repentaglio la sicurezza e anche la vita del contingente militare italiano di stanza in Iraq.



L'altra notizia è stata pubblicata il giorno 8 maggio scorso dai giornali bresciani, che ci informano del grande successo del "Training Day" in Lombardia e in particolare nella provincia di Brescia. Il Training Day è un programma "educativo" gestito dall'Esercito Italiano in collaborazione con l'Ufficio Scolastico regionale che ha per slogan: Studenti in uniforme per gioco (http://www.trainingday.it/). Ci viene spiegato che i nostri studenti “mostreranno la loro capacità di trasmettere messaggi radio, ma anche di orientarsi nei boschi e di marciare, tireranno con la carabina e si eserciteranno nel primo soccorso e nella lettura cartografica”, insomma faranno i “piccoli soldati italiani” per gioco, in competizione. Anticamera per diventare volontari in un corpo militare all’estero, con il compito di portare la pace nei paesi in guerra.

Nessuno spiega loro che potranno saltare su una mina costruita da operai bresciani in fabbriche bresciane venti-trent’anni prima. Né che potrebbero essere colpiti da un proiettile sparato da una pistola Beretta fabbricata a Gardone V.T. ma finita nelle mani dei ribelli. Ce ne sono a migliaia, di queste pistole.Forse non dovrebbero essere ufficiali dell’esercito ad educare i nostri studenti, ma qualcuno che spieghi loro perché è così inconciliabile fabbricare armi e lavorare per la pace.

p.s.: solo in Lombardia, con un accordo tra Esercito e Ufficio scolastico regionale, il Training Day è stato inserito surrettiziamente in un programma educativo nazionale (La pace si fa a scuola) con cui non ha niente in comune, dal momento che si proponeva di diffondere la cultura della pace e i metodi nonviolenti.”

Mine Valsella VS 2.2 qui l'articolo



La premiazione degli studenti di Euroscuola che hanno partecipato al «Training Day» dello scorso anno qui l'articolo
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Addestramento in tuta mimetica qui
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Studenti in divisa qui
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Uniforme per gioco qui

Clicca sulle immagini per ingrandirle



In primo piano il nuovo Annuario

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Una grande industria bellica

Fino all’ultimo conflitto mondiale, gli Stati Uniti non avevano industria degli armamenti.
I fabbricanti di aratri potevano anche, se richiesti con un certo anticipo, costruire spade. Ma ora non possiamo più rischiare improvvisazioni congiunturali nella nostra difesa nazionale; siamo stati costretti a creare un’industria bellica permanente di vaste proporzioni. In aggiunta a ciò, tre milioni e mezzo di uomini e donne sono direttamente impegnati nel settore difesa.Noi spendiamo annualmente solo per la nostra difesa più di quanto tutte le grandi aziende statunitensi realizzino in utili netti. La combinazione di un immenso apparato militare con una grande industria bellica è cosa nuova nell’esperienza americana. Questa influenza totalizzante – economica, politica e persino spirituale – è sentita in ogni città, in ogni parlamento statale, in ogni ufficio del governo federale. Riconosciamo la necessità imperativa di questo cambiamento. Pure non dobbiamo mancare di comprenderne le gravi implicazioni. Ne sono coinvolte le nostre fatiche, le risorse e il nostro tenore di vita, ovvero i fondamenti stessi della nostra società. Dobbiamo prevenire l’acquisizione più o meno deliberata di una indebita influenza da parte del complesso militare industriale nelle sedi decisionali. Il pericolo di un potere occulto esiste e persisterà. Non permetteremo che questo comprometta le nostre libertà o i nostri processi democratici. Non dovremmo dare nulla per scontato. Solo una vigile e ben informata società civile può conciliare un’enorme macchina militar-industriale con i nostri metodi e obiettivi pacifici, cosicché sicurezza e libertà possano prosperare insieme.
(dal discorso di addio alla nazione del presidente Eisenhower, 19 gennaio 1961)




Italia: record dell'export di armi, sparito l'elenco delle "banche armate"

C'è un "made in Italy" che si spalanca brecce nei mercati internazionali: quello delle armi. Una vera "potenza di fuoco". E' infatti, un duplice nuovo record e - in una certa parte - per decisione bypartisan visto che fino ad aprile le autorizzazioni sono state rilasciate dal precedente Governo. Dal Rapporto del Presidente del Consiglio - che è online da oggi e Unimondo analizza in anteprima - le autorizzazioni all'esportazione di armamenti italiani nel 2008 hanno superato i 3 miliardi di euro con un incremento che sfiora il 29% rispetto al 2007 mentre le consegne effettuate raggiungono gli 1,8 miliardi di euro. A cui vanno aggiunti i quasi 2,7 miliardi di euro di autorizzazioni relative a Programmi Intergovernativi.

Spiega senza troppi giri di parole il Rapporto del Presidente del Consiglio: "L’industria italiana per la difesa ha, quindi, consolidato e incrementato la propria presenza sul mercato globale dei materiali per la sicurezza e difesa, confermandosi un competitivo integratore di sistemi, capace di affermarsi in mercati tecnologicamente all’avanguardia". E se il Rapporto evidenzia con dovizia di particolari i principi, i divieti, i criteri e anche le competenze delle diverse amministrazioni secondo la legislazione vigente (la legge 185 del 1990), per la Presidenza del Consiglio quello delle armi sembra essere soprattutto un "mercato globale" nel quale l'industria italiana è sicuramente "competitiva" e "capace di affermarsi"....segue l'articolo su www.unimondo.org
Giorgio Beretta

Nucleare:passa l'accordo Usa-India, triste giorno per il disarmo

Giorgio Beretta da Unimondo: Nonostante l'annunciata opposizione di una manciata di governi alla decisione dell'amministrazione Bush di esonerare l’India dalle norme globali disciplinanti il commercio di materiale nucleare, i 45 stati membri 'Nuclear Suppliers Group' (NSG) hanno approvato nei giorni scorsi un'esenzione speciale a favore dell'India dalle proprie norme disciplinanti il commercio di materiali nucleari....leggi

 

Relazione 2008:sparito l'elenco!

La Campagna Banche Armate, segnala che dalla Relazione governativa 2008 sull'export di armi italiane è scomparso l’elenco con il valore monetario e Paese destinatario delle singole operazioni autorizzate alle banche: un elenco fondamentale per la nostra campagna.

“Grave e indebita modifica della Relazione sull’esportazione di armi”. La segnalano in una lettera inviata alla Presidenza del Consiglio i direttori delle tre riviste promotrici della Campagna di pressione alle “banche armate”. I religiosi p. Alex Zanotelli (direttore di Mosaico di Pace), p. Nicola Colasuonno (Missione Oggi) e p. Franco Moretti (Nigrizia) chiedono alla Presidenza del Consiglio che “venga subito pubblicato e consegnato al Parlamento l’allegato che riporta le indicazioni delle singole operazioni autorizzate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze agli Istituti di Credito relative all’esportazione di armi italiane nel 2007”.

“Si tratta di un elenco (denominato “Riepilogo in dettaglio suddiviso per Istituti di Credito”) richiesto dalla legge 185 del 1990 che regolamenta la materia e necessario non solo per comprendere il valore monetario e la controparte estera delle singole operazioni autorizzate alle banche, ma anche per poter verificare la corrispondenza delle autorizzazioni rilasciate dal Dipartimento del Tesoro con quelle emesse dal Ministero degli Esteri” – commenta Giorgio Beretta, coordinatore nazionale della Campagna.

Riportiamo qui di seguito il Comunicato stampa della Campagna e i primi commenti....leggi

 

No dal Molin: appelli a Coop e lavoratori per fermare i lavori

imageGiorgio Beretta da Unimondo:Il Presidio permanente contro la costruzione della Base Usa al Dal Molin ha aperto una raccolta di firme per chiedere alla Coop di "prendere posizione rispetto alla presenza all'interno della Lega delle cooperative di C.C.C. e C.M.C. attuali vincitrici dell'appalto per la costruzione della nuova base militare Usa a Vicenza, presso l'aeroporto Dal Molin". ...leggi

 

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