La guerra che verrà. La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente. Bertolt Brecht  


Siamo in guerra col maltempo ma spendiamo in armi

Poche novità dal Consiglio Supremo di Difesa riunitosi lo scorso 8 febbraio: qualche parziale riduzione agli organici - largamente sovradimensionati - delle Forze Armate e qualche ritocco agli investimenti negli armamenti. Tutto qui.

Il Consiglio Supremo di Difesa riafferma dunque una sostanziale continuità nella politica della difesa del nostro paese: alti livelli di spesa e di investimento, pronunciato interventismo militare all'estero Altro che difesa «light», come qualcuno improvvidamente ha detto. Si tratta invece di una difesa «pesante», con ancora tanto personale, armi, generali e burocrazie.

Della cancellazione della produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri F35 (15 miliardi di euro, più altri due già spesi) nemmeno a parlarne. E anche in questo caso si vocifera di qualche limitata rinuncia: magari invece di 131 ne prenderemo 100 e poi, magari, con il passare del tempo ci sarà occasione per tornare indietro anche rispetto a questa limitata (eventuale) rinuncia. Nonostante la crisi economica ed anche un'attenzione mediatica sostanzialmente ostile alla produzione di questi cacciabombardieri, il governo dunque non fa marcia indietro.

Ed è per questo che acquista sempre maggior senso la campagna lanciata da Sbilanciamoci, Rete Disarmo, Tavola della Pace, Unimondo e con l'adesione e il sostegno de il manifesto per cancellare il programma di costruzione ed acquisizione degli F35. Si sono già raccolte decine di migliaia di firme in tutta Italia e banchetti e iniziative si stanno moltiplicando in tante città.

Il prossimo 25 febbraio ci sarà una giornata di mobilitazione nazionale in oltre 100 città italiane per chiedere lo stop agli F35.

Con i soldi risparmiati potremmo comprare un po' di spazzaneve da dare alle città sommerse dal maltempo, oppure fare degli altri aerei - ma per spegnere gli incendi che devastano i nostri boschi durante l'estate - o ancora dare al nostro paese 4500 asili nido, oppure garantire a 200mila precari un'indennità di disoccupazione in caso di perdita del posto di lavoro.

E' paradossale che mentre le sofferenze sociali per la crisi economica stanno ancora crescendo in modo esponenziale, i generali del nostro paese si dilettino a spendere questa montagna di soldi in «giochi di guerra» che niente hanno a che fare con un'idea di «difesa sufficiente» coerente con l'art. 11 (l'Italia ripudia la guerra) e l'art. 52 (ruolo nazionale e democratico delle Forze Armate) della nostra Costituzione. Meglio sarebbe risparmiare questi soldi, evitando sovrapposizioni e moltiplicazioni di sistemi d'arma - fortunatamente - non utilizzati e magari in possesso anche di nostri paesi alleati: uno spreco inutile. Mai come in questo momento bisognerebbe «svuotare gli arsenali e riempire i granai». Purtroppo il nostro governo sta facendo l'opposto.
Giulio Marcon, il Manifesto 10 feb 2012


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Governi vecchi o nuovi, la lobby armiera non si ferma

 

"La legislazione di emergenza si è arricchita di un altro capitolo: l'emergenza finanziaria. Rinunciando a discutere il maxiemendamento governativo alla Legge di stabilità per il 2012, il parlamento ha stabilito un'ulteriore riduzione delle prerogative democratiche. Tutto ciò per rassicurare i mercati e rispondere alle richieste dell'Unione Europea, ci hanno spiegato. Nel far questo, però, il governo uscente ha approfittato della corsia preferenziale fornitagli dall'opposizione, e all'ultimo momento - in commissione - ha aggiunto le 3 righe seguenti: A decorrere dall' entrata in vigore della presente legge è abrogato 1' articolo 7 della Iegge 18 aprile 1975, n. 110, recante "Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi". Si tratta di una norma già proposta nelle scorso luglio, e fermata durante la discussione in aula del rifinanziamento delle missioni militari: una norma a cui teneva molto il capogruppo della Lega Nord Federico Bricolo "perché avrebbe semplificato la vita di tanti piccoli imprenditori". In realtà, ora che la norma è stata approvata, poche ore prima delle dimissioni dell'ultimo governo Berlusconi, è stata decisa la soppressione del Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo. D'ora in avanti, non vi saranno più gli adempimenti tecnici obbligatori per stabilire se un'arma importata o prodotta in Italia è un'arma civile o da guerra. E' un passo verso la liberalizzazione "all'americana" del mercato delle armi, ed è un passo che fa cadere l'ultimo velo sulle intenzioni dell'industria armiera italiana e sulle sue esportazioni: che non si possa più distinguere la loro destinazione militare e bellica. Come questo possa "semplificare la vita di tanti piccoli imprenditori" non si riesce a capire, innanzi tutto perché la grandissima parte delle armi prodotte in Italia lo è sotto il marchio del gruppo multinazionale Beretta, mentre un pugno di piccole-medie aziende bresciane si divide il resto del mercato. In ogni caso, per favorire questa multinazionale delle armi e il distretto armiero bresciano si mette fine a un controllo e a una catalogazione che forze dell'ordine e magistratura ritenevano indispensabile nella loro lotta alla criminalità organizzata. Mentre scriviamo circolano voci che nel nascente governo del prof. Monti un militare (il gen. Mosca Moschin o il gen. Tricarico) possa divenire il prossimo ministro della Difesa. E' dunque questo il "governo del Presidente"? Un generale per dismettere le caserme e acquistare gli F-35? OPAL chiede che il prossimo governo inizi i suoi lavori con un gesto significativo quanto simbolico: l'abrogazione del comma 7 dell'art. 4-undecies inserito come allegato nella legge di Stabilità, e dunque la reintegrazione del Catalogo delle armi. Ci aspettiamo che, tra i sacrifici che ci verranno richiesti, non ci sia anche quello di tollerare, nelle nostre città, una ancor più larga circolazione di armi da fuoco"

 

Armi da fuoco: tentato il colpo di mano

Brescia, 27 luglio 2011 - Comunicato stampa OPAL

Ancora una volta, con lo stesso metodo di sempre - un decreto "omnibus" su una materia diversa - e contando sulla disattenzione degli italiani pronti a partire in vacanza, nel Parlamento si è tentato di far passare una modifica decisiva sulla definizione di legge di "arma da fuoco". Ci ha provato il sen. Federico Bricolo, capogruppo della Lega Nord al Senato, presentando un emendamento che intendeva modificare la legge 110/1975 e in particolare abolire il Catalogo nazionale delle armi da fuoco. Hanno prontamente sostenuto il tentativo il sen. leghista Mazzatorta, nonché sindaco di Chiari (Brescia), e il sen. Franco Orsi, PDL, autore di un noto e molto controverso progetto di revisione della legge sulla caccia, il sen. Sergio Divina, trentino, anch'egli leghista. Si tratta di fedeli scudieri della lobby armiera, che peraltro il 1 luglio scorso, in un comunicato del presidente dell'ANPAM (Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni), aveva dettato la linea: " In relazione al Catalogo nazionale, pensiamo che l’attenzione dedicata ai requisiti di catalogazione dovrebbe essere spostata verso l’aderenza al criterio unico di accesso alle armi comuni da parte dei cittadini europei, sul modello descritto dall'Allegato I della Direttiva 91/477/CEE e ss.mm.ii., riservando a forze e corpi armati dello Stato solo la categoria A (Armi da fuoco proibite), e considerando tutte le altre come armi consentite". Ancora una volta l'aderenza alla normativa europea è il grimaldello con cui si tenta di intervenire sulle leggi nazionali che regolano la produzione e il commercio delle armi leggere. Se per ora il tentativo è stato sventato, quello che allarma è soprattutto la strategia di evitare una discussione parlamentare di complessivo riordino della materia, strategia che - ha annunciato il sen. Bricolo ritirando l'emendamento - sarà di nuovo messa in atto alla prima occasione.
* Sul sito di Rete Disarmo:Comunicato sul tentativo di ieri per diminuire il controllo sulle armi leggere e si è data delega al Governo per riscrivere la legislazione sull’export militare italiano...leggi
Per leggere le notizie di stampa:
* "Il Messaggero" Scontro su modifica della Lega all'uso delle armi...leggi
* "Il Fatto Quotidiano" l'art. di Marco Palombi Missioni: voto rinviato - La Lega ci prova: favorire i mercanti d’armi..leggi

 

"OPAL chiede l'embargo militare di Israele"

Brescia, 11 luglio 2011 - Comunicato stampa OPAL

L'Osservatorio permanente sulle Armi Leggere (OPAL) di Brescia raccoglie l'appello della rete ENAAT (European Network Against Arms Trade) a sostegno della richiesta di embargo delle esportazioni militari nei confronti dello stato di Israele promossa da un ampio movimento della società civile palestinese. Il testo del comunicato ENAAT, in italiano - scaricabile qui - è diretto, nello specifico, al Parlamento europeo e ai Paesi europei. Sulla decisione di sottoscrivere l'appello, Carlo Tombola, coordinatore scientifico di OPAL, sottolinea che “si tratta di una decisione importante per molti motivi. Sul piano del metodo, perché si tratta di una forma non violenta per combattere l'occupazione illegale israeliana, secondo prassi di lotta che si stanno sempre più diffondendo tra i militanti pacifisti sia in Palestina che in Israele. Sul piano del contenuto, perché l'Italia sta diventando un partner “forte” di Israele nel commercio delle armi, 3,4 milioni di euro di armi militari italiane vendute negli ultimi 3 anni, a cui vanno aggiunti oltre 11,2 milioni di euro di armi leggere non militari (difesa personale, sport, caccia), prodotte ed esportate per l'82% (cioè, 9,2 milioni di euro) dal “distretto armiero” di Brescia e Val Trompia.” Una “sospensione immediata e totale della vendita di armi italiane ad Israele” era già stata richiesta dalla RID Rete Italiana Disarmo (che raccoglie oltre 30 organismi italiani impegnati sul tema del controllo degli armamenti) nel giugno 2010, dopo l'assalto alle navi pacifiste dirette a Gaza. (Si veda: Rete Disarmo) Nel corso degli ultimi tre anni le vendite autorizzate di armamento verso il governo di Tel Aviv hanno riguardato in particolare armi di calibro superiore ai 12,7mm e aeromobili, sistemi d’arma ad energia diretta e apparecchiature elettroniche. Tra le imprese coinvolte in queste operazioni di vendita troviamo Simmel Difesa, Beretta, Northrop Grumman Italia, Galileo Avionica, Oto Melara ed Elettronica spa. “Il commercio di armi italiane nel mondo - spiega Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo - sta assumendo dimensioni sempre maggiori non per nulla negli ultimi due anni ha superato i 7,8 miliardi di euro per autorizzazioni all’esportazione: autorizzazioni che, nel 2010, sono state dirette principalmente (oltre il 49%) in una delle zone di maggiore tensione del pianeta, il Nord Africa e il Medio Oriente. Per questo l’embargo di armamenti può davvero diventare uno strumento per intervenire nelle situazioni di crisi e modificarle al meglio. Continuare ad inviare armi e sistemi d’arma nelle aree più calde del globo non è sicuramente il metodo migliore per contribuire alla pace, condizione che invece il nostro paese dovrebbe perseguire per convinzione e per scelta Costituzionale”. “Non va dimenticato - ha spiegato Giorgio Beretta, caporedattore di Unimondo e collaboratore di OPAL – che l'Italia importa armi da Israele e molte: negli ultimi due anni superano il valore complessivo di 50,7 milioni di euro, la qual cosa ne fa il quarto fornitore del nostro ministero della Difesa”. “La Simmel, ad esempio, importa componenti per bombe e la Beretta componenti per armi automatiche, come particolari modelli di pistole e di mitragliatori”.
C’è infine un altro punto importante. “Si tratta dell’Accordo bilaterale di cooperazione militare che il Parlamento ha ratificato nel maggio 2005, durante la precedente legislatura guidata dal Governo Berlusconi” - sottolinea Beretta. “Come gli altri, anche quello con lo Stato di Israele definisce in termini generici la cornice della cooperazione militare nei seguenti aspetti: misure per favorire gli scambi nella produzione di armi, trasferimento di tecnologie per la produzione di armamenti, formazione ed addestramento, manovre militari congiunte e "peacekeeping". Il risultato finale è ovviamente quello di facilitare la collaborazione dell'industria per la difesa italiana con quella israeliana rendendo però più difficile il controllo degli armamenti e favorendone la proliferazione. Per questo è urgente che, oltre alle effettive esportazioni di armamenti, venga sospeso anche questo accordo e ogni tipo di cooperazione militare”.
(didascalia dell'immagine: L'Hermes 450S, un "drone" fabbricato dall'azienda isrealiana Elbit)


“La pace oltre le armi”

Produzione ed esportazione delle armi, riconversione ed educazione alla pace

Siete invitati alla presentazione del IV°Annuario di O.P.A.L. Martedì 14 Giugno 2011alle ore 17.30 presso la Libreria Paoline via Gabriele Rosa, 57 - Brescia

Introduce il presidente di O.P.A.L.Piergiulio Biatta

Interverranno alcuni degli autori dell’ Annuario: Carlo Tombola (coordinatore scientifico Opal), Giorgio Beretta, , Roberto Cucchini, Mimmo Cortese.



Dicono dell'Annuario

Bresciaoggi Il Giorno Il Giorno Jesus

 

Exa e dintorni "Armi leggere e trasparenza"

Ogni giorno nel mondo muoino mille persone muoiono a causa dell'utilizzo di armi leggere e di piccolo calibro......leggi il seguito della lettera al Direttore di Bresciaoggi di Roberto Cucchini (membro del Consiglio Scientifico di Opal)

 

BNP Paribas e Deutsche Bank: ecco le "banche più armate" d'Italia

Due gruppi esteri ampiamente presenti nel Belpaese sono le “banche più armate” d’Italia. BNP Paribas e Deutsche Bank si sono infatti spartite più della più della metà dei 3 miliardi di euro di operazioni autorizzate nel 2010 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per esportazioni di armamenti italiani....leggi tutto (Giorgio Beretta)

L’Italia nel 2009 ha inviato 11mila Beretta semiautomatici al regime di Gheddafi

“E’ accertato. Il governo Berlusconi nel 2009 ha autorizzato l’invio a Gheddafi di oltre 11mila tra pistole e fucili semi-automatici di alta precisione e di tipo quasi militare della ditta Beretta decidendo poi di non segnalarlo all’Unione europea”. Lo riportano Rete Italiana per il Disarmo e Tavola della Pace che affermano di aver ottenuto i documenti di esportazione e presa in carico da parte dei funzionari del regime di Gheddafi delle armi transitate per Malta. Le due reti stigmatizzano come “grave e irresponsabile” la condotta dei ministri Frattini e Maroni e le “reiterate falsità” di La Russa sul tema delle forniture militari italiane a Gheddafi. Ecco la ricostruzione della vicenda....continua e leggi tutto qui

(le immagini da Wikipedia)

Italia: mini naja, la Regione Lombardia suona la ritirata

Come è andata a finire? O meglio, come sta andando a finire l’introduzione silenziosa della “mini naja” nelle scuole italiane? Era il mese di ottobre del 2010 quando l’Ufficio scolastico della Lombardia e l’Esercito stipulavano un accordo per il corso scolastico a base di pratiche militari “Allenati alla vita”. Tre settimane per avvicinare i giovani italiani ai “valori” delle armi e della guerra alla modica cifra di 20 milioni di euro in tre anni. Una proposta introdotta nella finanziaria a luglio 2010, fortemente voluta dal ministro La Russa, e ribattezzata fin da principio dalla società civile “legge Balilla”. Ora però la Regione Lombardia suona la ritirata....leggi tutto (Alessandro Graziadei)

UE: record di 40 miliardi di export di armamenti nel 2009

Italia: primato mondiale dell'export di piccole armi e riforma della legge 185/90

L’Italia nel 2009 è stata, per il quinto anno consecutivo, il primo paese al mondo per esportazioni di “armi da fuoco” (firearms) di tipo non militare: con quasi 250 milioni di dollari di esportazioni ha preceduto Brasile, Germania e Stati Uniti. Lo si evince dall’analisi dei dati forniti dal registro dell’Onu sul commercio internazionale (UN Comtrade). Tra i destinatari delle armi “made in Italy” figurano diversi paesi nelle “zone calde” del pianeta dalla Libia allo Yemen: ma la rifoma della legge sull'export di queste armi - che risale al 1975 - non è prevista dal governo Berlusconi....leggi tutto (Giorgio Beretta)



Commercio delle armi: un primo risultato sulla legge 185

Fermiamo i mercanti di armi: giù le mani dalla legge 185!
Campagna promossa da: Tavola della Pace - Rete Italiana per il Disarmo


Nel pomeriggio del 23 novembre 2010 la Commissione politiche dell'Unione Europea del Senato ha deciso di rinviare il voto sulla legge che delegherebbe il Governo a modificare la legge 185/90 sul commercio delle armi. La decisione arriva dopo la denuncia della Rete italiana disarmo e della Tavola della pace, su iniziativa di alcuni senatori (Silvana Amati, Roberto Di Giovan Paolo, Gian Piero Scanu).
"È un primo risultato importante della nostra mobilitazione -hanno dichiarato Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace e Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana disarmo-. Questo rinvio ci dà nuovo tempo per accrescere la pressione sui senatori, per bocciare la legge delega e per spiegare a tutti, cittadini e parlamentari, l'assurda pretesa del Governo. Ci sono già troppe armi in giro per il mondo. Se dobbiamo modificare la legge, dobbiamo aumentare i controlli e la trasparenza e non ridurli. E questo lo può fare solo il Parlamento".
leggi tutto


Amnesty: "Export di armi l’Italia allenterà i controlli"

Repubblica 20 Novembre 2010Qui per leggere l' articolo di Repubblica

Carlo Tombola, coordinatore scientifico di Opal, ha così commentato l'articolo di Repubblica: "L'intervento di Amnesty al convegno di Science for Peace sottolinea con forza due dati importanti. Primo: dal 2002 l'industria italiana della difesa ha assunto dimensioni e dinamiche di rilevanza mondiale, le industrie con sede in Italia sono leader in molti settori, sia nelle tecnologie avanzate che -elle armi leggere. Secondo: in questi giorni l'industria militare italiana sta per conseguire un successo politico insperato, quello di cancellare una legge (la 185/1990) che da vent'anni impone una certa trasparenza all'export militare italiano e alle sue connessioni finanziarie e politiche. Le industrie italiane, e anche quelle bresciane, hanno esportato ed esportano le loro micidiali armi in paesi devastati dalle guerre civili, governati da dittature, dove si violano apertamente i diritti umani e anche laddove la comunità internazionale ha imposto l'embargo. Ora, recependo una legislazione europea decisamente più arretrata e permissiva, questo governo ha intenzione di far mancare all'opinione pubblica informazioni vitali per la nostra democrazia, quelle relative alla produzione e al commercio di armi. OPAL è impegnata non solo per mantenere in vigore l'attuale legge 185, ma a estenderne l'applicazione a tutti quei prodotti capaci di uccidere o di causare gravi abusi dei diritti umani (munizioni di ogni genere, armi non letali, strumenti carcerari e antisommossa, armi "bianche" e le cosiddette "sportive", sostanze chimiche e biologiche di possibile impiego militare ecc.), anche per le operazioni commerciali sotto licenza, infracomunitarie e nel quadro di cooperazioni internazionali. OPAL denuncia inoltre che il tentativo di cancellare la legge 185 venga compiuto attraverso una delega al governo, ciò che di fatto escluderebbe il dibattito parlamentare sul testo della nuova legge".
(l' immagine da Rete Italiana per il Disarmo)

Alla scuola militare: documento per riflettere

Con un accordo Gelmini - La Russa via a un corso che prevede la divisione degli studenti in "pattuglie", lezioni di tiro con la pistola ad aria compressa e percorsi "ginnico - militari".

Il ministro dell'Istruzione Gelmini con il ministro della Difesa La Russa.Dietro di loro, il ministro dell'Economia Tremonti.Si chiama “allenati per la vita”. E’ il corso teorico e pratico, valido come credito formativo scolastico, rivolto agli studenti delle scuole superiori,frutto di un protocollo tra ministero dell’Istruzione e della Difesa. E che cosa serve a un ragazzo per allenarsi per la vita? Esperienze di condivisione sociale, culturale e sportive , informa la circolare del comando militare lombardo rivolta ai professori della regione. Dopo le lezioni teoriche “che possono essere inserite nell’attività scolastica di “Diritto e Costituzione” seguiranno corsi di primo soccorso, arrampicata, nuoto e salvataggio e “orienteering”, vale a dire sopravvivenza e senso di orientamento, (ma l’autore della circolare scrive orientiring, coniando un neologismo). Non solo, ma agli studenti si insegnerà a tirare con l’arco e a sparare con la pistola (ad aria compressa). E in più “percorsi ginnico - militari”. Il perché bisogna insegnare la vita e la Costituzione a uno studente liceale facendolo sparare con una pistola ad aria compressa viene spiegato nella stessa circolare: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Secondo il progetto Gelmini-La Russa, che ha già sollevato perplessità tra i professori che hanno ricevuto la circolare, “la pratica del mondo sportivo militare, veicolata all’interno delle scuole, oltre ad innescare e ad instaurare negli studenti la “conoscenza e l’apprendimento” della legalità, della Costituzione, delle istituzioni e dei principi del diritto internazionale, permette di evidenziare, nel percorso educativo, l’importanza del benessere personale e della collettività attraverso il contrasto al “bullismo” grazie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale ed il senso di appartenenza ad un gruppo”. Seguirà, a fine corso, “una gara pratica tra pattuglie di studenti (il termine è proprio pattuglie, recita la circolare, termine che ha fatto storcere il naso a molti docenti, ndr)”. Intanto si è aperto il dibattito: è giusto trasformare la scuola pubblica in un collegio militare? O è solo un'opportunità in più per i ragazzi di avvicinarsi a organismi e istituzioni come protezione civile, esercito e croce rossa?
Francesco Anfossi (FamigliaCristiana.it)

Presentiamo il III° Annuario



Giovedì 8 Aprile 2010 alle ore 11:00
, si è tenuta la Conferenza Stampa per la presentazione del Con
vegno e del III° Annuario O.P.A.L. presso la sede legale dell’Associazione in viale Venezia,112 – Brescia (Comboni) dal titolo

DIFENDIAMOCI DALLE ARMI
Finanza, immaginario collettivo


clicca sull'immagine per scaricare la locandina con il programma

 



Ancora armi? No grazie!

XXXV Edizione del Festival della Pace. Interviene il prof. Carlo Tombola qui le immagini.

 

 

 

Rassegna Cinematografica Febbraio 2010

All’interno delle attività programmate per il 2010, OPAL ha proposto una Rassegna Cinematografica per sensibilizzare l’opinione pubblica bresciana su l’attualità di un problema poco dibattuto: armi leggere e conflitti nel mondo.

Dopo i voli dall' Europa all' Africa per il trasporto di armi all’andata e del pesce persico ed uva al ritorno (L'incubo di Darwin), alla vita di piccoli eroi a Kabul che con tutto il loro eroismo e desiderio di uscire dalla guerra con dignità, istruzione e lavoro (Storie di armi e piccoli eroi), abbiamo poi visto le drammaticità di una guerra assurda con occupazione come quella nel Caucaso (Alexandra). Nell' ultima serata, è stato proiettato il film Lord of War con Nicolas Cage, che tratta il tema del commercio delle armi.
Alla conclusione si è tenuto un dibattito con la presenza del Prof. Carlo Tombola (coordinatore scientifico di Opal), oltre ad un momento finale di fraternità.

Gli incontri si sono tenuti presso l' oratorio di Santa Maria in Silva in Via Sardegna 24 a Brescia.

Carlo Tombola illustra il peso delle armi leggere. Un' intervista degli Amici di Beppe Grillo che mette in luce alcuni aspetti del mercato delle armi, in particolare quello delle armi leggere. L' 'ntervista completa qui.

Brescia 8-11 novembre 2009

Comunicato di OPAL Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa.
A poche ore di distanza, Brescia è coinvolta in due importanti avvenimenti: la visita di Benedetto XVI e il passaggio della Marcia mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Brescia è la capitale italiana delle armi da fuoco. Nel distretto industriale che fa capo a Gardone Valtrompia annualmente si fabbricano tra ottocentomila e un milione di armi leggere. La sola Beretta produce mille-millecinquecento pistole al giorno. Da qui, dalle mani di più o meno millecinquecento addetti, esce il meglio della produzione mondiale di armi da fuoco di alta qualità, armi che vincono le Olimpiadi ma che sono anche nelle fondine dei soldati e delle forze dell’ordine di molti paesi del mondo. Qui si progettano le armi leggere del futuro.

In occasione di questi due importanti eventi, le associazioni della società civile bresciana che da tempo sono impegnate nella promozione della pace e nell’educazione alla nonviolenza avanzano alcune proposte proprio sui temi della produzione e del commercio delle armi e della cultura ed educazione alla pace e alla nonviolenza.

Chiediamo alle autorità pubbliche, ai rappresentati eletti, ai sindacati dei lavoratori e alle associazioni dei produttori, che si impegnino:
• a rendere trasparente la produzione bresciana di armi da guerra, il suo valore, il numero dei pezzi prodotti, i paesi o territori destinatari, le commesse in corso: un impegno che vada al di là degli obblighi di legge e che permetta almeno di conoscere i trasferimenti legali e autorizzati di armi bresciane;
• a escludere esplicitamente dalla clientela dei produttori bresciani di armi – ad uso militare, civile, sportivo e per la difesa personale – quei Paesi in cui si registrano reiterate violazioni dei diritti umani e dei diritti civili, in stato di conflitto interno ed esterno, che sono segnalati dalle autorità internazionali per traffici o triangolazioni di armi, e dove queste vengono impiegate sia dagli eserciti regolari che da gruppi armati di “minori soldato”;
• a mettere in programma una progressiva riduzione della produzione locale di armi ad uso militare che – da quanto risulta dalle dichiarazioni pubbliche dei rappresentanti dei maggiori produttori armieri – rappresentano una quota assolutamente marginale della produzione bresciana;
• a ritirare dal mercato, non partecipare e non rilasciare autorizzazioni per la produzione di videogiochi in cui siano menzionati o utilizzati modelli di armi di produzione bresciana, soprattutto se tali videogiochi non riportano esplicite limitazioni per i minorenni;
• ad escludere dalla pubblicità di qualsiasi sistema d’arma la presenza di bambini e minori, e impegnarsi a definire una policy pubblica che espliciti rigorosi criteri etici in merito alla pubblicità di queste armi;
• ad attuare concrete misure di pressione pubblica sugli enti competenti per la limitazione ai soli maggiorenni dell’accesso ai poligoni di tiro e alle esposizioni di armi come EXA, una importante fiera per le armi leggere che si tiene annualmente a Brescia alla quale hanno libero accesso anche bambini e minori.

Ai mezzi di comunicazione e al mondo dell’università e della ricerca chiediamo non solo di sostenere queste richieste ma anche di contribuire a far crescere qui a Brescia una vera “cultura della trasparenza” in merito alla produzione e commercializzazione delle armi e alle modalità culturali della loro pubblicizzazione presso la cittadinanza.

Non finanziate i cacciabombardieri F35



Alle autorità civili, politiche, militari, religiose, scolastiche tutte chiediamo che Brescia e la sua provincia non diventino il banco di prova dell’ingresso delle Forze Armate nell’attività educativa delle scuole pubbliche. Deprechiamo il tentativo di entrare nelle scuole superiori lombarde attraverso il Training Day. Chiediamo al riguardo alle suddetti realtà competenti una rinnovata riflessione affinché si impedisca ai nostri figli di essere addestrati militarmente attraverso il “gioco” o le “attività sportive”, e che la partecipazione ad attività di indirizzo militare sia riservata ai soli maggiorenni in sedi specifiche al di fuori del contesto scolastico ed educativo.

Alla cittadinanza tutta chiediamo un serio ripensamento delle modalità con cui la “cultura delle armi” è rappresentata nella nostra società e sulla sua influenza sui rapporti interpersonali oltre che sulle giovani generazioni del nostro territorio. Ricordiamo infine, a sottolineare l’importanza della visita di Benedetto XVI, la grande tradizione sociale della Brescia cattolica che ha visto in Paolo VI il papa che ha creato la commissione giustizia e pace e avviato le giornate mondiali della pace come contributo specifico a un mondo senza guerre e violenze. All’interno di questa lunga tradizione anche Benedetto XVI si è inserito con decisione chiedendo in più occasioni la diminuzione di produzione e commercio di armi, la riduzione di spese militari a favore della cooperazione internazionale e il coraggio di un disarmo integrale. Ai giovani lombardi diceva in una udienza: “Cari giovani, siate ovunque testimoni di non violenza – questo è importante proprio oggi – testimoni di non violenza e di pace e con questo generoso impegno contribuirete a costruire un futuro migliore per tutti”.
(07 Novembre 2009)

 

Eurofighter in piazza Duomo a Milano


Il caccia Eurofighter Typhoon in piazza Duomo a Milano - Foto: ©La Repubblica

Siamo un popolo pluralista ed eclettico. Oggi arriva in Italia a Trieste la 'Marcia mondiale della pace e della nonviolenza' e ieri hanno messo in bella esposizione in piazza Duomo a Milano... un Eurofighter Typhoon. Pare che il cacciabombardiere sia in piazza Duomo per le celebrazioni dedicate alle Forze armate e che ci resti fino all'8 novembre: appena in tempo per l'arrivo della 'Marcia mondiale della pace' che sarà proprio in piazza Duomo a Milano il 10 novembre. La stessa piazza dove due domeniche fa cinquantamila fedeli erano accorsi per l'elevazione agli altari di don Gnocchi il “papà dei mutilatini” (della guerra). Una città e una piazza - sindaco Moratti e arcivescovo Tettamanzi in testa - assolutamente rispettosi dei diritti di tutti dunque, perfettamente bypartisan, of course!
Leggi il seguito dell'articolo di Giorgio Beretta....

 

Small arms: Italia seconda nell'export di armi leggere, ma poco trasparente

leggi l'articolo di Giorgio Beretta

L’Italia continua ad esportare armi leggere in assoluta mancanza di trasparenza


Dopo l’uscita del rapporto annuale di Small Arms Survey la Rete Italiana per il Disarmo chiede maggiore rigore nelle destinazioni di armi italiane. Leggi l'articolo su Rete Italiana per il Disarmo.




L’uscita del Rapporto 2009 di Small Arms Survey, uno stimato e serio centro di ricerca indipendente con sede a Ginevra, conferma il ruolo dell’Italia come secondo produttore mondiale di armi leggere con 434 milioni di dollari di esportazioni (dati 2006), preceduta soltanto dagli Stati Uniti.

Gran parte di questo exploit si deve, come OPAL indica da tempo, al distretto armiero bresciano guidato dalla Beretta di Gardone V.T., la cui eccellenza produttiva è internazionalmente conosciuta.

Proprio il successo produttivo e commerciale delle aziende bresciane ci induce a qualche considerazione generale. E’ ormai venuto il momento, per aziende e autorità italiane, di cancellare le macchie che “sporcano” l’immagine delle armi leggere italiane, e che le vedono ancora coinvolte in commerci illegali o in affari formalmente leciti ma severamente condannati dall’opinione pubblica internazionale. Basta qui ricordare, al proposito, il fiume di “armi da caccia e sportive” italiane che invase l’Albania durante la guerra del Kosovo, o la “Beretta connection” grazie a cui vennero riesportate in Iraq le pistole Beretta dismesse dalla polizia italiana senza alcuna specificazione del final user e infrangendo le stesse disposizioni di legge nazionali.

Insistiamo in particolare sulla mille volte constatata inattendibilità delle documentazioni di accompagnamento delle esportazioni di armi non militari (bolle di accompagnamento, bills of lading, bonifici internazionali ecc.), che non sono soggette ad autorizzazione ex legge 185/90, e sul ruolo degli intermediari (mediatori, broker, istituti finanziari e assicurativi, trasportatoriecc.) che operano senza controllo alcuno dalle loro basi nei “paradisi fiscali”.

Il dato delle scarse licenses refused italiane, citato da Small Arms Survey, è la prova che il “sistema armiero Italia” persegue tuttora la non trasparenza delle proprie transazioni, considerata anzi come un fattore commerciale decisivo per vincere la concorrenza internazionale. Tuttavia, armare le polizie e gli eserciti di paesi dove la democrazia è calpestata insieme ai più elementari diritti umani, e non impedire che le pistole e i fucili Beretta vadano nelle mani delle bande armate dei “signori della guerra”, al pari dei famigerati kalashnikov russi e dei machete di fabbricazione cinese, non contribuisce certo a migliorare l’immagine del made in Italy né è servito a preservare il settore dalle crisi cicliche che tanto lo preoccupano.
Carlo Tombola - Coordinatore scientifico Opal


131 Cacciabombardieri? NO!

F35? NO!
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E' partita da pochi giorni la
campagna di pressione lanciata da Sbilanciamoci! e da Rete Italiana per il Disarmo affinché il Governo italiano rinunci all'acquisto dei cacciabombardieri JSF-F35 e usi in maniera migliore per la popolazione gli oltre 15 miliardi di spesa previsti.

In questi giorni il Governo italiano dopo aver chiesto ed ottenuto un parere al Parlamento in poco tempo e senza praticamente dibattito sta procedendo alla continuazione della produzione di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighters che impegneranno il nostro paese fino al 2026.

Tutti questi soldi potrebbero essere utilizzati per obiettivi migliori e più utili alla società: ad esempio si possono contemporaneamente costruire 3000 nuovi asili nido, instsallare 8 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese...

Anche tu puoi far sentire la tua voce!! Come? Sottoscrivendo l'appello online che trovi alla pagina www.disarmo.org/nof35

Puoi anche approfondire l'argomento e diffondere le notizie collegate scaricando il materiale informativo messo a disposizione sul sito www.sbilanciamoci.org e sul sito www.disarmo.org!
Aspttiamo la tua voce per dire no a questa spesa militare folle ed insensata.

131 cacciabombardieri? NO! Meglio 3.000 nuovi asili, 1.000 scuole più sicure, 10 milioni di pannelli solari, la ristrutturazione del centro storico de l'Aquila.

Sostieni la mobilitazione alla pagina www.disarmo.org/nof35

 

"Gnàri armati?"

"Vogliamo portare alla riflessione delle forze politiche e dei cittadini bresciani, in particolare di genitori e studenti delle scuole superiori della città, due notizie provenienti da due diverse fonti e da due diverse situazioni.

Una risale al novembre del 2006, quando le forze di sicurezza irachene bloccarono un convoglio di sei asini pesantemente caricati nei pressi del confine tra Iraq e Iran. Sulle loro some 53 mine anti-carro, per la maggior parte mine Valsella VS 2.2 vendute all'Iran tra 1982 e 1991. E' molto probabile che le mine, perfettamente funzionanti, fossero destinate alle milizie sciite irachene, e che decine di altre siano ancora oggi in circolazione in quell’area, mettendo a repentaglio la sicurezza e anche la vita del contingente militare italiano di stanza in Iraq.



L'altra notizia è stata pubblicata il giorno 8 maggio scorso dai giornali bresciani, che ci informano del grande successo del "Training Day" in Lombardia e in particolare nella provincia di Brescia. Il Training Day è un programma "educativo" gestito dall'Esercito Italiano in collaborazione con l'Ufficio Scolastico regionale che ha per slogan: Studenti in uniforme per gioco (http://www.trainingday.it/). Ci viene spiegato che i nostri studenti “mostreranno la loro capacità di trasmettere messaggi radio, ma anche di orientarsi nei boschi e di marciare, tireranno con la carabina e si eserciteranno nel primo soccorso e nella lettura cartografica”, insomma faranno i “piccoli soldati italiani” per gioco, in competizione. Anticamera per diventare volontari in un corpo militare all’estero, con il compito di portare la pace nei paesi in guerra.

Nessuno spiega loro che potranno saltare su una mina costruita da operai bresciani in fabbriche bresciane venti-trent’anni prima. Né che potrebbero essere colpiti da un proiettile sparato da una pistola Beretta fabbricata a Gardone V.T. ma finita nelle mani dei ribelli. Ce ne sono a migliaia, di queste pistole.Forse non dovrebbero essere ufficiali dell’esercito ad educare i nostri studenti, ma qualcuno che spieghi loro perché è così inconciliabile fabbricare armi e lavorare per la pace.

p.s.: solo in Lombardia, con un accordo tra Esercito e Ufficio scolastico regionale, il Training Day è stato inserito surrettiziamente in un programma educativo nazionale (La pace si fa a scuola) con cui non ha niente in comune, dal momento che si proponeva di diffondere la cultura della pace e i metodi nonviolenti.”

Mine Valsella VS 2.2 qui l'articolo



La premiazione degli studenti di Euroscuola che hanno partecipato al «Training Day» dello scorso anno qui l'articolo
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Addestramento in tuta mimetica qui
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Studenti in divisa qui
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Uniforme per gioco qui

Clicca sulle immagini per ingrandirle



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Una grande industria bellica

Fino all’ultimo conflitto mondiale, gli Stati Uniti non avevano industria degli armamenti.
I fabbricanti di aratri potevano anche, se richiesti con un certo anticipo, costruire spade. Ma ora non possiamo più rischiare improvvisazioni congiunturali nella nostra difesa nazionale; siamo stati costretti a creare un’industria bellica permanente di vaste proporzioni. In aggiunta a ciò, tre milioni e mezzo di uomini e donne sono direttamente impegnati nel settore difesa.Noi spendiamo annualmente solo per la nostra difesa più di quanto tutte le grandi aziende statunitensi realizzino in utili netti. La combinazione di un immenso apparato militare con una grande industria bellica è cosa nuova nell’esperienza americana. Questa influenza totalizzante – economica, politica e persino spirituale – è sentita in ogni città, in ogni parlamento statale, in ogni ufficio del governo federale. Riconosciamo la necessità imperativa di questo cambiamento. Pure non dobbiamo mancare di comprenderne le gravi implicazioni. Ne sono coinvolte le nostre fatiche, le risorse e il nostro tenore di vita, ovvero i fondamenti stessi della nostra società. Dobbiamo prevenire l’acquisizione più o meno deliberata di una indebita influenza da parte del complesso militare industriale nelle sedi decisionali. Il pericolo di un potere occulto esiste e persisterà. Non permetteremo che questo comprometta le nostre libertà o i nostri processi democratici. Non dovremmo dare nulla per scontato. Solo una vigile e ben informata società civile può conciliare un’enorme macchina militar-industriale con i nostri metodi e obiettivi pacifici, cosicché sicurezza e libertà possano prosperare insieme.
(dal discorso di addio alla nazione del presidente Eisenhower, 19 gennaio 1961)




Italia: record dell'export di armi, sparito l'elenco delle "banche armate"

C'è un "made in Italy" che si spalanca brecce nei mercati internazionali: quello delle armi. Una vera "potenza di fuoco". E' infatti, un duplice nuovo record e - in una certa parte - per decisione bypartisan visto che fino ad aprile le autorizzazioni sono state rilasciate dal precedente Governo. Dal Rapporto del Presidente del Consiglio - che è online da oggi e Unimondo analizza in anteprima - le autorizzazioni all'esportazione di armamenti italiani nel 2008 hanno superato i 3 miliardi di euro con un incremento che sfiora il 29% rispetto al 2007 mentre le consegne effettuate raggiungono gli 1,8 miliardi di euro. A cui vanno aggiunti i quasi 2,7 miliardi di euro di autorizzazioni relative a Programmi Intergovernativi.

Spiega senza troppi giri di parole il Rapporto del Presidente del Consiglio: "L’industria italiana per la difesa ha, quindi, consolidato e incrementato la propria presenza sul mercato globale dei materiali per la sicurezza e difesa, confermandosi un competitivo integratore di sistemi, capace di affermarsi in mercati tecnologicamente all’avanguardia". E se il Rapporto evidenzia con dovizia di particolari i principi, i divieti, i criteri e anche le competenze delle diverse amministrazioni secondo la legislazione vigente (la legge 185 del 1990), per la Presidenza del Consiglio quello delle armi sembra essere soprattutto un "mercato globale" nel quale l'industria italiana è sicuramente "competitiva" e "capace di affermarsi"....segue l'articolo su www.unimondo.org
Giorgio Beretta

Nucleare:passa l'accordo Usa-India, triste giorno per il disarmo

Giorgio Beretta da Unimondo: Nonostante l'annunciata opposizione di una manciata di governi alla decisione dell'amministrazione Bush di esonerare l’India dalle norme globali disciplinanti il commercio di materiale nucleare, i 45 stati membri 'Nuclear Suppliers Group' (NSG) hanno approvato nei giorni scorsi un'esenzione speciale a favore dell'India dalle proprie norme disciplinanti il commercio di materiali nucleari....leggi

Relazione 2008:sparito l'elenco!

La Campagna Banche Armate, segnala che dalla Relazione governativa 2008 sull'export di armi italiane è scomparso l’elenco con il valore monetario e Paese destinatario delle singole operazioni autorizzate alle banche: un elenco fondamentale per la nostra campagna.

“Grave e indebita modifica della Relazione sull’esportazione di armi”. La segnalano in una lettera inviata alla Presidenza del Consiglio i direttori delle tre riviste promotrici della Campagna di pressione alle “banche armate”. I religiosi p. Alex Zanotelli (direttore di Mosaico di Pace), p. Nicola Colasuonno (Missione Oggi) e p. Franco Moretti (Nigrizia) chiedono alla Presidenza del Consiglio che “venga subito pubblicato e consegnato al Parlamento l’allegato che riporta le indicazioni delle singole operazioni autorizzate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze agli Istituti di Credito relative all’esportazione di armi italiane nel 2007”.

“Si tratta di un elenco (denominato “Riepilogo in dettaglio suddiviso per Istituti di Credito”) richiesto dalla legge 185 del 1990 che regolamenta la materia e necessario non solo per comprendere il valore monetario e la controparte estera delle singole operazioni autorizzate alle banche, ma anche per poter verificare la corrispondenza delle autorizzazioni rilasciate dal Dipartimento del Tesoro con quelle emesse dal Ministero degli Esteri” – commenta Giorgio Beretta, coordinatore nazionale della Campagna.

Riportiamo qui di seguito il Comunicato stampa della Campagna e i primi commenti....leggi

 

No dal Molin: appelli a Coop e lavoratori per fermare i lavori

imageGiorgio Beretta da Unimondo:Il Presidio permanente contro la costruzione della Base Usa al Dal Molin ha aperto una raccolta di firme per chiedere alla Coop di "prendere posizione rispetto alla presenza all'interno della Lega delle cooperative di C.C.C. e C.M.C. attuali vincitrici dell'appalto per la costruzione della nuova base militare Usa a Vicenza, presso l'aeroporto Dal Molin". ...leggi

 

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O.P.A.L. Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa - Brescia