La guerra che verrà. La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente. Bertold Brecht  

LA GERUSALEMME RIMANDATA

Il dibattito nel sindacato bresciano sulla riconversione produttiva delle inustrie armiere (1980-90)

"Gli anni Ottanta si sono aperti con un incrudimento dei rapporti geopolitici tra le due grandi superpotenze del tempo (Stati Uniti ed Unione Sovietica), per chiudersi, poi, col crollo economico-militare dell’Urss, ed il suo sgretolamento politico-statuale. Nello stesso tempo, si facevano sentire particolarmente acuti i riflessi di una crisi economico-produttiva internazionale che aveva preso avvio già dalla metà degli anni Settanta (modificazione delle ragioni di scambio tra paesi produttori e paesi consumatori delle materie prime, fine del ciclo fordista e della parità del dollaro, ecc.) ed il rilancio del confronto nucleare fra i blocchi. Tra il 1980 ed il 1990, e - anche se in tono minore - negli anni immediatamente successivi, si è quindi sviluppato un rilevante dibattito sul rischio di una tracimazione direttamente bellica dell’aspro conflitto politico-ideologico tra le superpotenze, che nel nostro Paese ha incrociato, in vari momenti, i problemi concernenti la crisi del suo apparato industriale, essendo oramai venuta meno la fase espansiva della ”seconda rivoluzione industriale”. Tali riflessioni hanno trovato modo di esprimersi anche nel Bresciano, soprattutto perché la “crisi” si è scaricata su due comparti fortemente caratterizzanti l’apparato industriale locale: quello siderurgico e quello armiero. Scopo di questo contributo è quello di affrontare i problemi che hanno interessato quest’ultimo, soprattutto perché attorno ad esso - proprio per le sue caratteristiche peculiari e per il “clima” culturale ed ideologico in cui ciò avveniva -si è concentrata l’attenzione non solo dei soggetti direttamente interessati (imprenditori, lavoratori e forze sindacali), ma anche il mondo della politica, delle istituzioni locali e settori non marginali della società civile nelle sue variegate articolazioni....segue"